Un mestiere cucito addosso

Clown

La gioia è incontenibile.
L’entusiasmo non ha limiti.
C’è un lavoro che, ora ne ho la certezza, mi hanno cucito addosso.

A volte, quando ci si sente soffocati dai pensieri e dai problemi, sembra che la vita e il mondo non abbiano senso. Sembra che la nostra stessa esistenza abbia preso una via tortuosa e quanto meno sbagliata e insignificante.
Poi accade qualcosa che ribalta il piattume e la banalità, e quando meno te lo aspetti porta una boccata d’aria fresca.
La gioia arriva così, incontenibile.

Se qualche tempo fa mi avessero chiesto che lavoro io volessi fare, io non avrei saputo dare una risposta. Sebbene sentissi dentro di me di non essere soddisfatta, non avrei saputo dare una definizione alla mia professione ideale. Professione ideale. La parola in sè, è sufficiente a provocarmi una sorta di sconvolgimento interno. Quando si ha la netta sensazione di non essere nè carne nè pesce, quando non sai veramente “chi sei”, quando non si è abbastanza sicuri di sè e l’autostima vive quasi perennemente in cantina, allora sei di fronte a qualcosa di più, di un “semplice”problema esistenziale.

Hai si, un fremito, una voglia di cambiamento, un vulcano…
…ma non sai come innescare la scintilla.

Ecco, allora è meglio lasciare stare tutto com’è.
Lo so, potrà sembrare di arrendersi, ma è proprio questo il bello. Arrendersi e lasciare al caso, alle coincidenze e al “quel che sia sia”, è il modo migliore per far fiorire quel che è già dentro di noi.
In un primo momento sembrerà che qualcosa stia per  sfuggirci, sembrerà di non essere padroni del proprio destino. Ma è altrettanto vero (e personalmente constatato e sperimentato) che quando si cerca con tutte le forze di attuare un cambiamento, è il momento che questo non arriva.

E allora:
lasciate fare, lasciate che sia.
Il cambiamento che tanto desiderate arriverà da sè.

Tutto questo per dire che, mentre vestivo panni che non erano i miei e mentre tutto mi sembrava apatico e mancante di linfa vitale, mentre con tutte le mie forze cercavo di “studiare” le mosse future, stremata da tutto questo dispendio di energie inutile, decido di arrendermi e affidare al caso il mio futuro.

>E la notizia arriva, inaspettata.
Una mail di un amico. Una mail che mi informa che  una Associazione che opera all’interno di strutture in prevalenza pediatriche, seleziona candidati per la formazione di “Clown Ospedalieri”.
Io un Clown di corsia?

Devo innanzi tutto decidere se prendere al volo l’occasione oppure no. E per la prima volta non ci sono ma e non ci sono se. Senza pensarci invio il curriculum ma il mio pessimismo cosmico mi fa pensare che nonostante tutte l’esperienze avute in questi anni e la preparazione acquisita, non siano sufficienti, e che probabilmente mi scarteranno. E poi adesso, sto facendo tutt’altro lavoro. Che ne sarà di me?!

Passano pochi giorni e mi dicono che mi hanno selezionato per fare l’audizione.

Ho 3 giorni di tempo per preparare “i 5 minuti migliori del mio repertorio artistico”, questo è quello che mi chiedono e così, mi presento il giorno dell’audizione.

C’è un sacco di gente e sono agitata. Tutti hanno portato valigiate di roba, parrucche e travestimenti, io non ho niente. Qualcuno si sta già truccando e una ragazza carina mi chiede quando mi vestirò. Quando? Mai. Io non devo vestirmi, sono così, non ho portato niente o quasi, nella borsa ho la mia fida compagna: la Lontra Pinetini.

Entriamo e a turno iniziamo a presentarci e a fare il nostro spettacolo.

Quando tocca a me, mi sento abbastanza sicura ma emozionata. Io, non ho preparato nulla. Nessuno spettacolo, nessuno sketch, niente di niente. Io IMPROVVISO. Anzi improvvisiamo. Io e la Lontra Pinetini, la mia fida burattina.

Non so come sia andata, ma finita l’audizione esco con la speranza nel cuore di essere scelta, ma con la consapevolezza che siamo tantissimi, e il corso è a numero chiuso.

Passano 3 giorni 3 e il 26 maggio 2010 la mail arriva .

SONO STATA SCELTA.

Diventerò un Clown di corsia e per la prima volta mi sento fiera di me, delle mie capacità e del mio talento.

E ricordate: chi non crede alle coincidenze, le perde.

Doveroso ringraziare l’amico che mi ha mandato la mail, ovvero Marino Filippo Arrigoni,  direttore artistico e insegnante di Progetto Idra, la scuola dove ho frequentato i miei primi corsi di teatro. Grazie di cuore…

3 risposte a Un mestiere cucito addosso

  • sono io che ringrazio te per l’apporto che hai dato alla nostra scuola in termini di creatività e di simpatia.
    a proposito della scuola progetto idra… non sono il presidente, ma solo il dir.artistico e resp. della formazione. in bocca al lupo…

  • mi sa che il tuo “quel che sia sia” ha fatto un ottimo lavoro! in bocca al lupo per la tua nuova avventura che sono sicura sarà splendida! per il poco che ti conosco mi viene da dire ” e chi avrebbero dovuto prendere se non te?” si capisce da come ne parli (anzi scrivi) che è un progetto che hai molto a cuore e che darai il meglio di te!

  • Giada, ti ringrazio di cuore per le tue belle parole… un bacione!

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